Intervista a Marcello Parsi

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Il suo libro

L’ombra dell’orizzonte

In questo secondo episodio della Saga di Ablasor tornano i due protagonisti del romanzo “La città del destino”. L’azione si sposta però in Argentina, dove, nello scenario di paesaggi suggestivi e pittoreschi i due, finalmente sposi, cominciano la scalata al titolo di campione mondiale di scacchi. Sarà la ragazza a qualificarsi come candidata a quel traguardo prestigioso e, spalleggiata da una valida équipe, riuscirà a mettere le basi per la vittoria finale. Ma la giovane deve fare i conti con la spietata brutalità di forze ostili e sleali: un’ondata di bieca violenza sommergerà tutto il pianeta e spazzerà via anche quel pugno di sventurati. Quando sembra che ormai tutti i giochi siano stati fatti, un colpo di scena finale riapre inaspettatamente la partita e propone al lettore nuovi e inquietanti interrogativi

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03/07/2009

Marcello Parsi, romano, è laureato in Lettere antiche. Per una decina d’anni ha insegnato materie letterarie in scuole private e parificate di Roma e provincia. Sposato con Rosalba, ha tre figli. Attualmente è bibliotecario presso l’Archivio di Stato di Roma.


Oggi incontriamo di nuovo Marcello Parsi, aveva pubblicato l’anno scorso “La città del destino”, romanzo di fantascienza ed oggi inanella un secondo volume “L’ombra dell’orizzonte”. Qual è il legame tra questi due libri? Ci parli di questo progetto, di quanti volumi è formato?
Tra i due libri c’è un legame circolare, perché il secondo è ovviamente il seguito del primo ma termina proprio dove comincia il primo che, di conseguenza, ne costituisce anche la continuazione logica. Può sembrare un assurdo, ma solo la loro lettura può chiarire questa apparente contraddizione. Nel terzo romanzo, che sto ultimando, sarà contenuta anche un’esauriente spiegazione teorica. Il mio progetto, che consta di quattro romanzi, vuole affrontare gradatamente le problematiche inerenti all’extra-vita, proponendo una coerente soluzione fantastica, naturalmente soggettiva.
Sente delle differenze stilistiche? Qual è la differenza stilistica tra il primo libro ed il secondo?
Effettivamente ci sono delle differenze stilistiche, molto più nette negli ultimi due capitoli del secondo. Nel capitolo “La ragione della forza” il tono diventa progressivamente cupo ed il ritmo frenetico, fino a sfociare nel dramma finale, mentre “Girotondo”, l’ultimo capitolo del romanzo “L’ombra dell’orizzonte”, è pervaso da una specie d’incantesimo, di smemoratezza: è come se i protagonisti facessero “tabula rasa” della loro precedente realtà concreta, che ho costruito lentamente nella “Città del destino” quasi assaporandone la gestazione attimo per attimo, e s’immergessero in una nuova dimensione, in cui i loro stati d’animo, l’ambientazione e l’atmosfera hanno l’impronta del sogno. Infine tra le differenze stilistiche vorrei evidenziare la novità dell’inserimento di due mie poesie, la prima volutamente ridicola e grottesca, la seconda, invece, sintesi lirica efficace (la sento molto coinvolgente) della nuova visione intellettuale e sentimentale proposta dal finale del romanzo.
Ci vuole dire perché questo titolo?
Come ho spiegato nella postfazione, ho cercato l’abbinamento di due parole che potessero suggerire l’idea di una realtà evanescente permeata di malinconia.
Come vive questa sua condizione di Autore? Voglio dire, sul lavoro, tra gli amici le capita di parlare di questa passione?
Ne parlo certamente con parenti ed amici, anche se quasi tutti sono attratti o respinti a singoli aspetti particolari, ignorando, come è naturale che sia, la concezione globale della Saga e il punto di arrivo, unico mezzo, a mio parere, per comprendere a ritroso il valore e lo spessore dei singoli episodi che la compongono.
C’è una nota autobiografica nelle pagine del suo libro?
Sì, a partire dal nome del protagonista maschile, che è il mio nome letto al contrario: anch’io per tanti anni ho insegnato (non scacchi ma lettere), ho sposato una mia ex allieva, ho giocato a scacchi a livello agonistico e poi… la mia eroina Ablasor/Olympia ha molte caratteristiche della mia amata moglie sia nell’aspetto fisico, sia in certi scatti umorali. Piuttosto vorrei sottolineare un aspetto personale a cui tengo in particolar modo: il ricorso a citazioni letterarie (Pindaro, Leopardi, Petrarca, Orazio), che non sono buttate là solo per fare sfoggio di erudizione, ma sono volte a chiarire la tematica principale del romanzo, lanciato come una freccia verso il bersaglio dell’ultimo capitolo, vero fulcro di tutta la Saga. Mi piacerebbe che fossero apprezzate e che, ben meditate, aiutassero il lettore ad entrare più agevolmente nel mondo spirituale che gli propongo.
“L’ombra dell’orizzonte” ha una costruzione articolata, la figura retorica della suspense è perennemente presente. Ha utilizzato sapientemente questo escamotage letterario che attrae la lettura. Ci racconti, ha fatto degli studi specifici?
No, non è qualcosa di preparato a freddo e studiato a tavolino. La suspense nasce spontaneamente dallo svolgimento delle vicende, che creano una continua attesa del dopo, fino al dopo… estremo.
Ad un giovane autore che si avvicina al mondo dell’editoria quali consigli darebbe?
Di non avere fretta e di non scrivere sotto l’impulso del momento. Lasci sedimentare nell’animo le sue fantasie, le sue sensazioni e i suoi sentimenti, finché acquistino una loro realtà indipendente, da poter contemplare e valutare come facciamo per un film o per un romanzo, comodamente seduti in poltrona. Se in questa seconda fase quel suo mondo interiore, ormai esistente in sé e per sé, riesce ancora a coinvolgerlo ed a commuoverlo, vuol dire che si è incamminato sulla strada giusta, che c’è del buono. Allora finalmente può prendere carta e penna.
Ultima domanda, ci parli di questa saga, conosce già il titolo del successivo libro?
La Saga è composta da quattro romanzi, almeno finora tanti ne ho concepiti, anche se… non si sa mai. Il successivo libro, su cui sto svolgendo un lavoro di rifinitura, per ora ha un titolo provvisorio, ma aspetto ancora a divulgarlo, perché non mi sembra così incisivo come quelli dei primi due romanzi.