Intervista a Marcello Parsi

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Il suo libro

Sulle tracce di antichi silenzi

Un treno che corre nella notte… Lo sconcertante incontro con un misterioso personaggio femminile e il suo enigmatico accompagnatore… E poi un impressionante fatto di sangue, a cui il protagonista assiste inorridito senza poter fare nulla per impedirlo. Sono queste le vicende della prima metà del romanzo, che costituiscono l’amaro prologo di uno straordinario viaggio nel passato, ormai improponibile e non più vivibile. Infine, un problematico cammino attraverso difficili prove, che si trasforma idealmente in un viaggio interiore nell’immaginario individuale, la cui ultima meta è la rivelazione sconvolgente di una superiore e arcana realtà, sottintesa e, insieme, preparata da tutti e quattro gli episodi della Saga.

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03/07/2010

Marcello Parsi è l’autore della tetralogia composta da “La città del destino” - “L’ombra dell’orizzonte” – “Nei meandri del tempo” – “Sulle tracce di antichi silenzi”. A opera compiuta, ne è soddisfatto?
Sì, molto, sia come autore sia, forse maggiormente, come lettore di me stesso. Infatti, rileggere questa tetralogia, anche in parte, anche a salti, mi fa ritornare idealmente al momento dello sforzo creativo e riproduce nel mio animo le sensazioni e le emozioni che l’accompagnavano.
Quando ha cominciato a scrivere il primo romanzo pensava già al prosieguo? Immaginava venissero fuori quattro libri?
I primi due romanzi sono stati concepiti insieme e formano quasi una realtà unica. Per un po’ di tempo ho pensato che la vicenda potesse concludersi con la morte dei due protagonisti e che il primo e secondo romanzo fossero autosufficienti e chiusi in se stessi, poiché in pratica costituivano un unico romanzo circolare. Poi ho avuto un’illuminazione (vogliamo chiamarla scommessa con me stesso?) e ho voluto scandagliare anche la realtà “post mortem”: così ho scritto il terzo, senz’altro quello più impegnativo, e il quarto, che io reputo il gioiellino della tetralogia, anche per il titolo (complimenti a me stesso) e la suggestiva copertina (complimenti al grafico delle edizioni Kimerik).
Chi li ha letti tutti e quattro, quali osservazioni Le ha rivolto?
Chi li ha letti tutti e quattro, per lo più tende a soffermarsi sull’uno o sull’altro, esprimendo preferenze o perplessità, ma non riesce a concepire e ad elaborare una visione d'insieme. E’ come se, per giudicare la bellezza di una persona, uno si soffermasse troppo nella valutazione di una parte del corpo alla volta, perdendo la visione e l’effetto globali.
E chi invece leggesse solo uno di essi potrebbe comunque godere della saga o percepirebbe la mancanza di un finale?
Ognuno dei quattro romanzi è, a mio parere, completamente comprensibile e godibile in sé e per sé, dato che mi sono spesso avvalso dell’espediente del “flashback”. Inoltre ciascun episodio presenta una conclusione coerente delle proprie vicende: il quarto, invece, ha un finale dalla doppia valenza, perché serve anche da conclusione dell’intera tetralogia.
A quale personaggio o a quale aspetto è particolarmente legato?
Mi sento molto legato al personaggio di Ablasor del primo romanzo; all’ultimo capitolo, intitolato “Girotondo”, del secondo episodio; all’impostazione ideologica di “Nei meandri del tempo”, sia dal punto di vista concettuale che sotto l’aspetto puramente fantastico e, infine, all’intero penultimo capitolo (l’incontro di Ollecram con se stesso e poi con Ablasor ancora quindicenne) e alle ultime due sezioni del capitolo “L’antro dei sogni perduti” del quarto romanzo, nelle quali si conclude senza sbavature, con l’asciutta essenzialità di una tragedia greca (c’è pure il coro delle Naiadi!) l’intera vicenda.
Ci piacerebbe conoscere più da vicino chi ci fa sognare con la lettura. Ce lo permette? Di cosa si occupa?
Sono bibliotecario presso l’Archivio di Stato di Roma, il prestigioso istituto culturale, che in linea di massima conserva la documentazione archivistica dello Stato pontificio fino al 1870. La biblioteca annessa a quell’istituto possiede circa sessantamila volumi ed è, ovviamente, in continuo accrescimento sia per acquisti sia per doni. Io li catalogo on line in SBN (= Servizio Bibliotecario Nazionale) e mi occupo anche dei problemi legati alla loro conservazione, come la legatoria e il restauro.
Cos’è indispensabile?
Penso che in qualunque aspetto della vita l’unica cosa davvero indispensabile sia credere sinceramente in ciò che si fa. E’ molto più difficile e problematico credere in ciò che si è, perché spesso non riusciamo a cogliere la nostra vera realtà.
Che complimenti sente di poter rivolgere alla Sua scrittura ed alla Sua fantasia e cosa invece pensa di dover affinare?
Io sono laureato in Lettere antiche e per molti anni ho anche insegnato. Sono sempre rimasto legato ai miei amati classici italiani, latini e greci ed è difficile che passi una settimana senza che io ne abbia uno o due tra le mani. L’amore e il rispetto che ho per questi grandissimi scrittori mi impedisce di rivolgere dei complimenti a me stesso: a confronto con loro devo solo migliorare.
Domanda con cui La salutiamo: cosa possiamo ancora aspettarci dal Suo estro letterario? Quali i progetti nel cassetto?
Da un po’ di tempo sto pensando di fare un tuffo nel passato, diciamo nel quinto secolo d.C. Mi piacerebbe ambientare un romanzo a sfondo fantastico nel mondo latino qualche decennio prima della caduta dell’impero romano. C’è un testo latino…, ma preferisco non scoprire le mie carte troppo in anticipo: staremo a vedere.
Per ora la saluto e la ringrazio dell’intervista.