Intervista a Omar Soriente
Il suo libro
La vita allo specchio
Ci sono “anime coraggiose” che nonostante la sofferenza fisica sorridono alla vita e invogliano addirittura gli altri a vivere e a godere ogni attimo senza sprecarlo. Omar Soriente è una di loro. Affetto da una grave forma di leucemia che ne ha condizionato l’infanzia, è sopravvissuto miracolosamente al male del corpo. Per tornare a vivere davvero non è sufficiente la guarigione fisica, Omar deve intraprendere un lungo percorso di ricerca della propria vera identità, deve capire i suoi desideri, le sue emozioni; soprattutto deve finalmente scoprire cosa rappresenta per lui la felicità per slanciarsi con gioia ed entusiasmo ad afferrarla, a conquistarla. Profondo e toccante, questo romanzo scava nella coscienza del protagonista portando alla luce i conflitti latenti che cela dentro di sé. Con la consapevolezza, però, che è una luce intensa di speranza e rinascita.
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27/02/2012
Abbiamo oggi il piacere di incontrare Omar Soriente, giovane autore di “La vita allo specchio”.
Cominciamo col chiederle: cosa rappresenta per lei la scrittura? E da dove nasce questa passione?
Innanzitutto volevo ringraziarvi dello spazio concessomi. Solitamente i ringraziamenti si fanno alla fine ma in questo caso colgo subito l'occasione per farli partendo appunto dalla prima domanda.
Per me la scrittura rappresenta qualcosa di straordinario nel momento in cui mi trovo davanti al mio computer o semplicemente dinanzi ad un foglio bianco. La scrittura è la forma di comunicazione che più mi rappresenta in quanto caratteristica naturale del mio modo di esprimere sensazioni ed opinioni. La libertà di poter scrivere i propri pensieri e le proprie fantasie ci permette di renderle “reali”, ci dà la possibilità, a volte, di uscire da un punto di vista condizionato per visualizzare il contesto in modo più obbiettivo.
Come spesso capita ci si avvicina alla scrittura grazie ad un elemento che credo sia imprescindibile dal gesto dello scrivere, la lettura.
Questo libro rappresenta il suo esordio. Quando ha cominciato a scriverlo – c’è stato un momento scatenante, che lei ricorda, in cui ha deciso di farlo e perché? E quanto tempo ha impiegato per concluderlo?
Questa domanda porta ad una risposta che a prima vista può sembrare illogica. In realtà non ho mai pensato alla stesura di un libro, non è mai stato il mio obbiettivo finale mentre scrivevo la mia storia. C’è stato un momento scatenante, posso dare un nome ed un volto che diede inizio al percorso che ha portato alla realizzazione del libro. Nel settembre 2010 mi trovavo a Vancouver ed ho conosciuto una splendida ragazza con cui incominciai a chiacchierare del mio passato e dell’idea che avevo di presente e futuro. Iniziarono così delle conversazioni lunghe e profonde che hanno portato ad una richiesta da parte della mia amica: “Perché non metti nero su bianco ciò che mi stai raccontando?”. Inizialmente ero un po’ scettico, poi scoprii il piacere che provavo mentre scrivevo e da quel momento ho scritto con una tale naturalezza che sorprese anche me. Dal febbraio al luglio 2011 scrissi il libro. Non scrissi mai quando non avevo voglia di farlo, quando non ero ispirato, perché non avrei potuto esprimermi al meglio. Il libro è paradossalmente nato a migliaia di chilometri dall’Italia. Probabilmente ciò che avevo da raccontare era già presente dentro di me, l’aver letto moltissimi libri mi ha inconsciamente portato ad una stesura lineare e senza dubbi al riguardo. La prefazione del mio libro è stata scritta da Diana, l’amica carissima che mi ha spinto alla realizzazione di questo mio racconto.
“La vita allo specchio” è la sua? O chiunque può riflettersi? Ci racconta perché questo titolo?
Parto dall’ultima domanda perché mi piace raccontare questo aneddoto che riguarda la scelta del titolo del libro. Nel mese di agosto 2011 inviai il file del mio manoscritto alla casa editrice Kimerik la quale iniziò a lavorare sull’impaginazione dei testi e sulla copertina. Inizialmente il libro si intitolava “La Passione per la Vita”. Qualche sera dopo andai in un pub di Vancouver in compagnia di due amici. Dissi loro il titolo del libro e mi guardarono con un aria dubbiosa. Quando chiesi loro il motivo di tale sgomento mi dissero che secondo loro quel titolo non era appropriato. Aggiunsero inoltre che non avrebbero mai comprato un libro dal titolo così “scontato”. Quella sera chiesi loro se avevano dei suggerimenti e dopo ore di piacevolissima chiacchierata siamo arrivati alla decisione che ha portato al titolo “La Vita allo Specchio”.
“La Vita allo Specchio” è un libro autobiografico quindi rappresenta il mio vissuto e le mie esperienze personali. Ciò non toglie che molte persone possano riflettersi in alcuni passaggi della mia vita, in alcune situazioni ed emozioni che hanno caratterizzato il mio arco vitale. Credo che ci siano migliaia di storie simili alla mia. Il fatto che non tutti scrivano la propria esperienza non significa che ciò che scrivo sia qualcosa riconducibile solo a me stesso. Se tutti scrivessero o raccontassero la propria vicenda, sono convinto che ci accorgeremmo che siamo tutti accomunati da esperienze simili, da situazioni che possono essere uguali ma che vengono vissute da ognuno in maniera diversa, con emozioni a volte simili a volte completamente diverse.
Si tratta di un’opera integralmente autobiografica? E se sì, perché ha operato una scelta così coraggiosa come mettere a nudo se stessi, la propria vita, senza veli?
Come già detto in precedenza il libro è integralmente autobiografico. Non credo di aver fatto nulla di coraggioso. Il mettersi a nudo dinanzi alle persone non è ciò che ho realmente voluto fare. È stato una conseguenza del gesto e della volontà di mettermi a nudo dinanzi allo specchio, dinanzi a me stesso. Senza nessun tipo di filtro, di paura, di influenza che ne potessero deformare il riflesso. Il mettersi a nudo di fronte ad uno specchio significa avere la volontà di voler vivere senza nessuna sorta di limitazione che spesso viene mascherata da quell'inconscia certezza di non piacere, di non essere all’altezza della situazione. Così facendo il riflesso che vedremo allo specchio non sarà il nostro reale modo di vivere ma sarà il nostro sopravvivere ad una situazione surreale.
Il racconto muove da un’esperienza drammatica che ha segnato la sua vita per sempre: la malattia, una grave forma di leucemia. Quale aspetto vorrebbe fosse colto dai suoi lettori dal racconto della sua esperienza?
Il periodo trascorso in ospedale ed il successivo reinserimento scolastico, mi hanno dato la possibilità di capire molte cose che senza la leucemia probabilmente non avrei afferrato, o meglio avrei probabilmente capito nell’arco degli anni. La malattia mi ha colpito quando avevo dieci anni e sono contento di aver avuto la capacità di capire cosa stesse succedendo intorno a me in quel momento. Ovviamente capivo ciò che un bambino di quell’età poteva comprendere in quella situazione. Molti insegnamenti che ho tratto da quell’esperienza li ho percepiti nel loro vero valore molti anni più tardi.
In definitiva, ciò che vorrei che rimanesse ai lettori rispetto alla leucemia, è la consapevolezza che una volta usciti da eventi così drammatici non ci si debba guardare indietro, lasciando il nostro sguardo e la nostra mente al passato, ma proiettarsi con slancio nel quotidiano di tutti i giorni. Se rimaniamo fortemente legati al nostro passato rischieremo di non vivere i momenti che il presente sta confezionando per darci una vita diversa, spesso migliore. Con questo non dico di dimenticare il nostro vissuto, anzi, dobbiamo trarne sempre il meglio per un presente più semplice.
Il libro sviscera tematiche essenziali nella vita di ciascuno, i rapporti conflittuali con i propri familiari, l’amore, la ricerca della propria identità. Alla fine lei, ovvero il protagonista, sembra aver raggiunto un equilibrio, un senso di pace, di serenità, di armonia con se stesso e con gli altri. Allora le chiediamo: questo percorso dall’esito felice ha preceduto la stesura del libro o la scrittura è stata terapeutica e quest’equilibrio è giunto con la fine stessa del libro?
C’è un episodio o un aspetto della sua vita che ha scelto di non narrare e che ora invece avrebbe voluto inserire? O a cui pensa di dedicare, chissà, un altro libro…
Il libro affronta tematiche legate all’esperienza vissuta in prima persona e facilmente accomunabile a molte altre persone. L’amore, i rapporti famigliari, il rapporto che abbiamo nei nostri confronti. Il mio stato di felicità è sicuramente antecedente la stesura del libro ma non posso negare che la scrittura ha ampliato questo mio stato d’animo, lo ha reso più solido, più intenso di prima.
Non credo di voler aggiungere altri aspetti o episodi nel mio libro perché credo sia passato il messaggio che volevo trasmettere attraverso di esso. A volte, come in questo caso, credo sia opportuno dare delle nozioni capaci di far riflettere il lettore, non dettagli che possono dare l’impressione di qualcosa di lontano. Avrei potuto arricchire il mio libro di altri episodi e dettagli che, dal mio punto di vista, avrebbero dato meno spazio al concetto e pensiero raccolto tra le sue pagine, tra le righe.
Un altro libro? ...Chissà, non lo posso escludere.
Ci vuol parlare del suo impegno sociale? Dell’amicizia con Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, e con Pino Masciari, l’imprenditore perseguitato dalla ‘ndrangheta?
All’interno del libro ho voluto dedicare un capitolo agli incontri che mi hanno cambiato la vita, sia in termini pratici sia in termini emotivi. La conoscenza di Salvatore Borsellino mi ha reso più determinato nel perseguire il mio vero essere. Il suo esempio mi è servito per rendermi conto che seguendo un ideale che riteniamo giusto si può ottenere ciò che stiamo cercando.
L’incontro con Pino Masciari è stato devastante. Il cambiamento che lui e la sua famiglia hanno portato nella mia vita è stato travolgente e ricco di episodi che mi hanno fatto crescere a dismisura. Ho seguito la loro vicenda ogni giorno per circa due anni. Grazie a loro ho capito il reale concetto, spesso non capito, dell’essere veramente liberi.
Oltre a queste due importantissime figure ci sono stati altri incontri che mi hanno reso più consapevole di ciò che si celava nel mio animo. Ringrazio ognuno di loro per aver fatto parte della mia vita. Il resto lo potrete scoprire tra le pagine dedicate a questi fantastici personaggi.
Italia e America: due mondi che dividono in due la sua vita. Perché?
Nel gennaio 2010 mi trasferii nella città di Vancouver senza aver ben chiaro cosa sarei andato a fare. L’unica certezza che avevo era che sarebbe stata comunque un’esperienza positiva. Con questo spirito partii ed è stato fondamentale il mio approccio verso quella che si preannunciava una nuova avventura che avrebbe cambiato poi la mia vita. Alla scoperta della scrittura si è affiancata anche quella, più importante ancora, della scoperta di qualcosa di nuovo. Stile di vita, mentalità e modo di comunicare totalmente diversi. La scoperta più importante è stata quella di capire che il cambiamento che stavo vivendo era ciò di cui avevo più bisogno. Ho vissuto due anni nella bellissima città canadese, anni che mi hanno portato solo emozioni e situazioni positive. La conoscenza di tanti amici provenienti da tutto il mondo mi ha catapultato in un’atmosfera che non credevo possibile. Le culture che mi circondavano si sono impadronite di me e non vedo l’ora di poterle approfondire in viaggi ed incontri sempre nuovi.
Nel mese di dicembre 2011 sono tornato in Italia per l’uscita del libro ma in maggio ripartirò per Vancouver. Questa volta partirò con una certezza. Mentre sono in Italia un editore canadese sta lavorando alla traduzione del mio libro nella lingua Inglese e a settembre 2012 uscirà nel Nord America, Canada e Stati Uniti. Un’occasione unica ed irripetibile, nata per caso. Tramite la casuale conoscenza di una scrittrice canadese ho incontrato la persona che ha letto il mio libro e ne è rimasta colpita a tal punto da volerlo pubblicare in lingua inglese. Sono eccitatissimo, questo progetto mi darà ulteriori possibilità di crescita e di conoscenza.
Il libro ha uno stile pulito ed essenziale, con una tendenza alla descrizione minuta degli ambienti, dei particolari. Ha un modello di riferimento dal punto di vista letterario?
Credo che non esistano scrittori che nel momento in cui scrivono si rifanno ad un autore piuttosto che ad un altro. Ciò che avviene, se avviene, è del tutto inconscio. Ho letto svariati autori ed inconsciamente mi è rimasto qualcosa di ognuno di loro. Credo che ogni scrittore abbia un suo personale stile che si può più o meno avvicinare ad un altro autore ma che non potrà mai essere uguale. Se così fosse non sarebbe “farina del suo sacco”. È anche vero che la mia conoscenza letteraria non è così ampia da poter essere sicuro che non esista un autore a cui io abbia “rubato” inconsapevolmente lo stile. Il mio modo di scrivere si combina con tipi di stili diversi accomunati da una caratteristica fondamentale: la semplicità. Tra gli autori che ho letto, e da cui quindi sono rimasto inconsciamente influenzato, ci sono: Franz Kafka, Dominique Lapierre, Noam Chomsky, Alessandro Baricco, Mauro Corona, Paolo Maurensig e tanti altri.
Come hanno reagito i suoi familiari e le persone che la conoscono quando sono venuti a sapere del suo libro-autobiografico? Quali i commenti prima e dopo l’uscita del libro?
Quando si scrive una storia vera, si ha la necessità di chiedere l’autorizzazione di pubblicazione alle persone inserite nel libro. Le persone a cui ho mandato il capitolo che parlavano di loro sono state entusiaste. Ci sono stati solo un paio di casi in cui mi è stato chiesto di fare delle modifiche che comunque non hanno minimamente inciso sul significato del messaggio e sullo svolgimento reale dei fatti realmente accaduti.
E i suoi lettori? Il libro ha riscosso immediatamente, alla prima presentazione, un grande successo di vendita. E ha in mente nuove iniziative promozionali?
Fin dalla prima presentazione ci sono stati apprezzamenti positivi e le vendite del libro hanno iniziato a moltiplicarsi anche grazie al passa parola. Molte persone mi fermano per strada per chiedermi dove acquistare il libro oppure mi fanno i complimenti dopo aver letto il mio libro. Mi piace conversare con chi ha letto il libro perché mi dà modo di confrontarmi con altre storie e di conseguenza di condividerne situazioni ed emozioni. Le iniziative promozionali non hanno mai un inizio o una fine tangibili. Il solo fatto di parlare con le persone che hanno già letto il libro è promozione. Far conoscere il tuo pensiero è promozione. Il quotidiano è promozione. La cosa che più conta è che non ne sono ossessionato, faccio tutto nel modo più naturale possibile senza impormi limitazioni ed ostacoli spesso inesistenti.
Adesso sta scrivendo? Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Al momento non sto scrivendo, nel senso che non sto scrivendo un libro. Scrivo comunque piccoli racconti e pensieri per l’associazione A.G.M.E.N. A cui devolverò un euro per ogni copia del libro venduta. Non ci sono progetti nel cassetto ma ci sono tantissime nuove idee. Ora mi godo questo momento senza perderne un solo istante. Il progetto che mi attende in Nord America mi riempirà di soddisfazioni. Il mio intento è quello di vivere intensamente il momento, poi si vedrà. La possibilità di viaggiare e la voglia di conoscere prospettive diverse sono molto più forti dello stare di fronte ad un computer a digitare tasti per ore. Magari dai viaggi e dalle nuove esperienze nascerà un nuovo libro.
Un bilancio di questi primi mesi in veste d’autore:
Il bilancio è sicuramente positivo. Se devo essere sincero la positività va oltre la veste “dell'autore”. Non mi piace molto rientrare in ruoli che ti identificano. La mia felicità va ben oltre l'essere un autore, un avvocato, un operaio, ecc. La mia felicità è data dal semplice fatto che se qualcuno mi chiede: “Che lavoro fai?”, io rispondo che sto vivendo la mia vita. Troppe volte mi sono ritrovato a rifiutare inviti o esperienze dicendo: “No, non posso, devo lavorare”.
Non mi piace ricoprire un ruolo, qualunque esso sia, perché spesso non viene vista la persona che ci sta dietro. Il mio “ruolo” è Omar Soriente. Nel mio profilo facebook alla domanda che lavoro fai? Ho scritto: “Attualmente scrittore” proprio perché evito il ruolo statico. Io avrei scritto come risposta a quella domanda: “Sto facendo il lavoro più bello che si possa mai immaginare di fare; sto vivendo la mia vita giorno per giorno non limitando mai l'infinita ampiezza che se ne può ricavare”.
Grazie per la disponibilità e la collaborazione, la salutiamo lasciandole uno spazio da riempire come desidera, per comunicare un messaggio ai suoi lettori o esprimere i suoi ringraziamenti:
Ringrazio ancora la Casa Editrice Kimerik per le splendide domande e per la possibilità di rispondere in piena libertà.
Il messaggio che vorrei dare alle persone è quello che fa da filo conduttore durante la lettura dei capitoli del mio libro.
Trovate la vostra personale felicità. Non la potrete trovare in qualcuno o in qualcosa, vi accorgerete che ciò che state cercando non è distante da voi. La vostra vera felicità siete soltanto voi, l'avete dentro.