Intervista a Roberta Mombelloni

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Il suo libro

Compagni di viaggio

Migliaia di levrieri in tutto il mondo sono amati e apprezzati come compagni di vita, ma molti (la maggior parte) subiscono crudeltà e violenze di ogni genere. Eppure i levrieri sono esseri pieni di dignità, suscitano ammirazione per la loro bellezza e considerazione per il loro passato; tuttavia, come spesso accade per i beni più preziosi, sono da molti considerati irraggiungibili, fuori dalla portata delle persone comuni. Niente di più falso: un levriero donerà il suo cuore a chi lo saprà amare, indipendentemente dal ceto sociale o dalla condizione economica, cose alle quali solo noi uomini attribuiamo importanza.

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27/02/2012

Oggi incontriamo Roberta Mombelloni, autrice della raccolta di racconti “Compagni di viaggio. Storia di un amore negato”. Innanzitutto, cosa rappresenta per lei la scrittura? Da dove nasce questa passione?
In generale per me scrivere significa soffermarmi su quegli aspetti della vita che richiedono una riflessione più profonda; nel caso di questo libro ho voluto dare voce a chi voce non ha, cioè agli animali.
Come nasce questa sua opera prima, originale e per la scelta del contenuto e per il modo in cui viene trattato?
“Compagni di viaggio” nasce dalla volontà di approfondire un tema già trattato nel mio primo libro, con un approccio però di tipo storico.
Mentre nei “Figli del vento” tutto era costruito intorno alla storia di Bryce , il levriero sopravvissuto all’abbandono, alla fame e ai maltrattamenti, in “Compagni di viaggio” tutti i personaggi, sia quelli antichi che i contemporanei, hanno uguale peso nell’economia del racconto.
Titolo e copertina si integrano e si fondono insieme, fornendo un’immediata chiave di interpretazione del testo. Ci vuole dire perché questo titolo?
“Compagni di viaggio” sono i levrieri, perché il loro viaggio attraverso i secoli ha accompagnato le tappe della storia dell’uomo, ma anche perché, del viaggio che è poi la nostra vita, essi sanno condividere gioie e dolori, senza mai venire meno alla loro fedeltà.
Il levriero è la razza canina più antica, in questo senso merita sicuramente di essere considerato il nostro compagno di viaggio per eccellenza.
Un libro spesso nasce lentamente, si comincia e poi rimane nel cassetto. Ad intermittenza tra pause, ripensamenti e passi avanti. Qual è stato il suo percorso?
Ho dovuto superare le difficoltà legate alla scarsità di fonti per quanto riguarda certi periodi storici, e questo ha comportato ovviamente un dilatarsi dei tempi di stesura del testo; un altro problema è stato il conferimento dell’unitarietà al libro, nonostante fosse composto da racconti.
Molte storie, quelle attuali, sono state particolarmente dolorose da scrivere; ho dovuto visionare fotografie, filmati, documenti in cui erano testimoniati i maltrattamenti e le sofferenze inflitte a quelle povere creature, per poi raccontare le loro vicende: impossibile non partecipare emotivamente a tutto questo.
In cosa si differenzia il suo approccio ad un tema largamente diffuso e condiviso come l’amore verso il “miglior amico dell’uomo” rispetto alle consuete trattazioni?
L’idea era quella di raccontare la storia dell’amore e della fedeltà che i levrieri portano all’uomo attraverso i secoli.
In che misura è possibile ravvedere una nota autobiografica nelle pagine del suo libro?
Il taglio storico risente sicuramente della mia formazione classica; i racconti dedicati a Tiny e a Bryce narrano vicende da me personalmente vissute insieme a loro.
Tante storie di amore negato, ma anche tante storie di amore dato e ricevuto, aggiungiamo noi. C’è ancora una storia che potrebbe trovare posto tra quelle raccontate?
Le storie degne di essere raccontate non mancano di certo; per quanto riguarda la sezione di vita attuale, ogni giorno i miei cani riescono a stupirmi con la loro intelligenza, simpatia, con il loro amore...
Ogni volta poi che un uomo e un cane decidono di condividere il loro cammino, diventano Compagni di viaggio, e la loro storia è unica e preziosa.
Cosa le hanno detto le persone che la conoscono scoprendola autore?
I miei libri hanno la fortuna di avere un pubblico eterogeneo, nel quale tuttavia spicca l’interesse dei ragazzi, anche nell’ambiente scolastico, dove ben si inseriscono nella trattazione delle tematiche ambientali.
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autrice, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Il mio lavoro di insegnante è ricco di soddisfazioni ma anche di fatica e
tensione, per cui cerco, appena posso, di trovare la serenità nella natura e negli animali, che riescono sempre a strapparmi un sorriso, anche nei momenti in cui tutto sembra più buio..
Nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Penso che il rispetto, la comprensione e l’amore dovrebbero essere i motori della nostra vita.
Come esprime la sua creatività? Concentra la sua creatività nella scrittura o usa altre forme espressive?
Per anni mi sono dedicata alla pittura, e non escludo di ritornare in futuro a questa antica passione.
Chiudiamo l’intervista, ma volgiamo lo sguardo avanti. Quali i progetti per il suo futuro? C’è anche la scrittura?
Sento la mancanza del piacere visivo indotto dalla pittura, nello stesso tempo ho nel cassetto un progetto di narrativa...