Intervista a Gianfranco Barcella

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Il suo libro

L’isola del condannato

Poesie

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31/10/2015

Gianfranco Barcella, nato nel 1954, è docente di Materie Letterarie e giornalista. E’ stato direttore editoriale di periodici. Ha pubblicato tra l’altro una monografia su Pietro Giuria, Sabatelli editore; 'Invito alla lettura di Milena Dilani, Ibiscos-Ulivieri. Per De Ferrari Editore ha realizzato ultimamente le seguenti pubblicazioni: 'Una sola verità', romanzo giallo; 'Le vie dei Savonesi illustri'; 'Le vie degli Albisolesi illustri'; 'Santa Maria Giuseppa Rossello, testimone di misericordia'. Nel 2012 ha pubblicato la raccolta di versi: 'In riva al mare', Genesi editrice e nel 2014'Quaderno di bordo', Giuliano Ladolfi editore.

Oggi incontriamo Gianfranco Barcella, autore del libro: 'L’isola del condannato'
Con 'L’isola del condannato' la mia narrazione poetica continua come effusione del mio sentimento di vita in azione e movimento, simboleggiata da un viaggio per mare, che giunge ad un approdo misterioso e fa presagire una condanna immeritata. La mia bussola ha sempre indicato la rotta della bellezza che mi ha permesso con i suoi doni di grazia, di sopportare 'il male di vivere'.
Ogni giorno siamo chiamati ad andare 'a tempestiare' e c’è bisogno d’una passione amorosa per affrontare i marosi del dolore. Non basta più celebrare le armonie di natura come facevano i poeti romantici e neppure mi appaga il solo raccogliermi in una consapevolezza angosciosa 'del solido nulla' a cui siamo destinati. Ho sempre cercato un porto sicuro nel quale trovare rifugio perché ho sempre rifiutato l’idea del naufragio ma ho la sensazione che l’isola, nella quale sono approdato dopo aver preso il largo, affrontato venti turbinosi, rocce insidiose, sia solo un lugubre rifugio.
Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?
Dopo aver sostato 'In riva al mare' rimirando i miei orizzonti di vita ho provato a descrivere il mio viaggio verso l’infinito in 'Quaderno di bordo'. Ora descrivo, grazie alla sensibile attenzione di Kimerik Edizioni, il mio abbandono al fluire eracliteo, indugiando ancora un poco nella memoria, illuminata da qualche bagliore poetico. E’ inutile la 'lotta titanica' di resistenza alla morte. La brevità dell’esistenza trova compimento in una fine immeritata. E non mi consola la né l’ attesa dell’ignoto tra sogno e realtà
Ci vuole dire perché questo titolo?
Il mio linguaggio è impastato di onde e di sale e vuole testimoniare non solo 'la maestà delle sofferenze umane' ma anche un atto morale: il tentativo di salvare 'l’uomo spiritualista, soffocato sempre più da una società materialista' su un approdo di bellezza (l’isola del condannato) che purtroppo sarà ingluviato nel vortice generato dai flutti del tempo.
Quanto tempo ha impiegato per concluderlo?
Il cammino della poesia 'è una lunga pazienza' ma 'aiuta a trasformare il nostro fango in oro'. Il tempo di decantazione del linguaggio poetico è lungo. Ho raccolto in questo volume le liriche scritte in circa dieci anni sempre in ascolto della voce del mio essere fanciullo. 'l’io-diceva Freud- è un costante incedere nell’essere'. La mia poesia è un perenne diario di bordo che mi aiuta, come sostava Pascoli, a svelare il sorriso e la lacrima, nascosta in ogni cosa”. Per me scrivere non è solo una sfida alla banalità quotidiana;è uno dei mezzi più importanti per raggiungere la conoscenza del mio essere profondo. E’un cammino icastico, cioè fatto per immagini, una strada da percorrere con pazienza e perseveranza per affrontare ogni giorno la tempesta dell’ignoto. E’ il cammino più fruttuoso che permette di rivelarci, cioè di far prendere luce alle nostre zone d’ombra anche se purtroppo, come affermava Ungaretti 'la morte è la morte, la cosa più tremenda della vita' che resterà forse per sempre il mistero dei misteri.
Tra i suoi progetti c’è anche quello di proseguire la sua carriera di autore?
Spero proprio di sì! Non deve passare giorno che almeno non si scriva un rigo poetico, come dicevano i latini; pertanto offrirò presto ai 'miei quattro lettori' un’altra silloge dal titolo 'Carmen continuum' Sto ultimando anche un altro romanzo a sfondo 'giallo' dal titolo : 'Un chiaro d’acqua'.
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore.
Ci racconti di che cosa si occupa. Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Spero che lo Stato Italiano mi conceda di morire nel mio letto dopo oltre quarantanni di insegnamento Sono anche iscritto all'albo dei giornalisti- pubblicisti ma le mie collaborazioni a giornali e riviste, con il tempo si sono molto diradate. Sono inoltre molto grato alla mia compagna di vita, Andreina,(Andrei nella poesia, inserita nella raccolta 'L’isola del condannato'. Mi sopporta da tanto e tanto tempo perché come sostava Moravia 'la creazione artistica comporta da parte dell’artista uno sforzo estremo e senza residui, in cui viene impegnata la totalità dei suoi interessi e dei suoi mezzi'. Inoltre mi sostiene nei miei studi giuridici: sto conseguendo infatti la seconda laurea in Giurisprudenza.
Come esprime la sua creatività? Concentra la sua creatività nella scrittura o usa altre forme espressive?
Ho amato dilettarmi nella pittura in gioventù così come ha fatto anche Pisolini; ora strimpello il pianoforte concedendomi qualche ora alla settimana di diletto puro, nella mia oasi di tranquillità. Mi aiuta a non lasciarmi coinvolgere dall'atmosfera di lamento che sovente m’avvolge (il mugugno, si dice in Liguria )e ad ascendere ai fastigi più sublimi dello spirito.
C’è un motto una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Faccio mio un motto di Ungaretti :'Una valigia sempre pronta; un libro sempre aperto!'
Cosa le piace?
Mi piace il mare perché soddisfa il mio bisogno dell’illimite. Non a caso il poeta Corrado Calabrò
definisce la poesia 'bisogno dell’illimite'. Sono nato in una terra dove c’è mare e frontiera e questo non lo posso dimenticare. Mi piace scrivere perché mi aiuta a portare in superficie il senso dell’assente, abbandonandomi a qualche povera illusione di felicità. Mi piace ogni oggetto di bellezza perché solo la bellezza è totalità per me, parafrasando S.agostino. Sono infatti un modestissimo collezionista di quadri ad olio dell’800.