Intervista a Claudio Chiuderi

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Il suo libro

Una vita diversa e altri racconti

Narrativa

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08/04/2016

Claudio Chiuderi, nato a Trieste, vive a Firenze dove ha studiato e si è laureato in Fisica nel 1960. È stato professore di Astrofisica presso l’Università di Firenze dal 1980. È autore di un centinaio di pubblicazioni scientifiche e di due monografie. Una vita diversa e altri racconti rappresenta il suo esordio letterario.


Oggi incontriamo Claudio Chiuderi, autore del libro 'Una vita diversa e altri racconti'.



Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?
È il classico 'sogno nel cassetto'. Fin dai tempi del liceo desideravo scrivere qualcosa che non fosse di argomento professionale. Quando mi sono trovato a disporre di molto tempo libero, e dopo non poche esitazioni, ho provato a buttar giù dei racconti. Mi pareva che fossero venuti bene e ho cominciato a farli leggere a parenti e amici che mi hanno incoraggiato.
Ci vuole dire perché questo titolo?
Dare un titolo a una raccolta di racconti non è facile. La scelta fatta era la più semplice: il titolo di uno di essi con l'aggiunta 'e altri racconti'. Ma quale scegliere? 'Una vita diversa' non è il primo che ho scritto e forse neppure quello che a me piace di più. Ma mi sembrava che il titolo riflettesse una svolta della mia vita, quella di mettermi a scrivere.
Quanto tempo ha impiegato per concluderlo?
Praticamente un anno. Per ragioni un po' scaramantiche ho cominciato a scrivere un racconto, poco più del titolo per la verità, il primo gennaio 2015. Ho inviato il manoscritto alla fine di novembre e ho aggiunto un ultimo racconto in dicembre. Gran parte del tempo l'ho impiegata a pensare al racconto: la trama, la definizione dei personaggi, il controllo della verosimiglianza dei fatti e delle situazioni. Quando mi capitava di bloccarmi, mi sorprendevo a osservare mentalmente i miei personaggi che finivano per risolvere il problema per me. La scrittura vera e propria mi ha portato via poco tempo.
Tra i suoi progetti c’è anche quello di proseguire la sua carriera di autore?
Bella domanda. Non so se alla mia età, ottant'anni, si può pensare a una carriera. Sopratutto ad una seconda carriera, appena iniziata. Quel che è certo è che seguiterò a scrivere: mi diverto troppo.
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
Sono un fisico, anzi un astrofisico. La ricerca è stata per me la passione di tutta la vita. L'ambiente della ricerca è molto stimolante, ormai la competizione è a livello mondiale, non si può immaginare di coltivare in solitudine il proprio orticello. Questo ha molti lati positivi: ti costringe ad essere al corrente di quello che succede, a confrontarti con altri colleghi di tutto il mondo, a sviluppare fortemente il senso di autocritica. Il successo è bello, ma bisogna guadagnarselo. Il percorso per arrivare a un buon risultato è lungo, faticoso, pieno di errori di percorso e, spesso, noioso. Ma quando il risultato arriva, ripaga di tutto.
Mi sono anche dedicato all'insegnamento. Sono stato titolare del corso di Astrofisica all'Università di Firenze per più di venticinque anni. Ho avuto molti studenti, alcuni dei quali sono poi diventati collaboratori e colleghi. Insegnare è bello, soprattutto aiuta a capire. E poi dà l'illusione di restare giovani: gli studenti cambiano tutti gli ani, ma hanno sempre la stessa età e questo ci induce a pensare che il tempo non scorra.
Quando si è impegnati nella ricerca non c'è molto tempo per altro. Si possono solo coltivare degli interessi, anzi è bene farlo, per evitare di divenire dei maniaci. Tutto cambia quando si arriva al termine della carriera. Si può insistere a rimanere nella ricerca, ma, salvo rare eccezioni, l'originalità di pensiero e la capacità propositiva diminuiscono inesorabilmente. Oppure, si può cambiare radicalmente, rimettersi in gioco in un altro campo. Io ho fatto così. È un modo di sentirsi ancora vivi.
Come esprime la sua creatività? Concentra la sua creatività nella scrittura o usa altre forme espressive?
La scrittura è l'unica attività creativa che penso di poter praticare. Mi piacerebbe saper suonare uno strumento, amo moltissimo la musica, ma purtroppo non ne sono capace.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
L'importante è non prendersi sul serio.
Cosa le piace?
Non nell'ordine: leggere, sentire musica (classica), camminare (meglio se da solo), viaggiare, sciare, andare al cinema, cercare di aiutare gli altri.
Cosa non le piace?
Non nell'ordine: la presunzione, la disonestà, sia in campo economico che in quello intellettuale, il desiderio di primeggiare a tutti i costi, il consumismo, il desiderio sfrenato di ricchezza, l'egoismo.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Domanda da un milione di dollari! Forse 'L'uomo duplicato' di Saramago.
Nella sua vita cosa reputa fondamentale?
Aver fatto quello che mi piaceva ed essere vissuto circondato da persone che mi volevano bene.