Intervista a Lauro Venturi

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Il suo libro

L'ultima nuvola

Romanzo

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17/04/2018

Lauro Venturi vive in collina, tra Modena e Bologna. Amministratore Delegato di un’azienda leader mondiale nell’irrigazione, è da sempre convinto che l’orientamento al business e un sincero interesse per le persone si influenzino in modo virtuoso. Ha pubblicato L’educazione sentimentale del manager, il valore delle radici, Guerini, 2005, Armentarola – Falzarego, Incontri editrice, 2006, Romanzo reale, Este edizioni, 2010 e La PMI del XXI Secolo, Blonk editore, 2013. www.lauroventuri.it

Nuove parole, nuove emozioni. Eccoci con un'altra intervista. Oggi parliamo di Lauro Venturi, autore del libro “L'ultima nuvola”.

Cominciano da questo libro: La copertina colpisce subito. Il titolo poi è molto diretto. Come mai questo titolo?
Devo essere sincero, è stato scelto dall’editore.
io avevo proposto “Mobbing Dick” perché il romanzo intercetta diverse situazioni reali di mobbing, raccolte da amici e conoscenti. Mi ha però convinto la proposta del titolo e ho inserito una frase che in parte lo giustificasse.
Quando e come nasce 'L'ultima nuvola'?
La prima edizione è uscita nell’autunno 2008, iniziai a scriverlo un anno prima. Dopo il primo libro, che in realtà è un saggio, mi ero cimentato con un racconto lungo (2006) e decisi di provare a scrivere un vero romanzo. Credo utile proporvi questo link, per rispondere meglio alla domanda sul perché del libro: le nuvole non sono il cielo.
Quindi c'è un luogo o un momento particolare in cui dice: Ecco finalmente adesso scrivo questa storia?
Sì, la prima idea nacque proprio sul traghetto che ogni estate mi portava all’isola d’Elba. Poi, frequentando l’Appennino bolognese, dove ci sono le radici di mio padre, ho iniziato a pensare di ambientare anche lì grandi parti del libro. Scattavo fotografie di vecchi casolari e mi immaginavo qualche personaggio che ci abitasse davvero: è stato molto divertente.
Ha un profilo Social? Ci vuole dare il suo Domicilio virtuale?
Ho un profilo FB, Instagram e linkedin, più il blog già evidenziato nella terza di copertina.
Mi permetta una battuta e mi faccia citare Marzullo: Si faccia una domanda e si dia una risposta.
Perché la seconda edizione? Perché è un libro nel quale credo molto e la prima versione conteneva alcune ingenuità che, dieci anni dopo, penso di avere recuperato bene. In più la copertina è molto più bella ora.
Cosa le piace?
Del libro o in senso generale? Del libro, la capacità di aver tessuto una trama intrigante e di aver reso testimonianza di fatti rilevanti come la Resistenza o la lotta alla mafia.
In generale, leggere e leggere, camminare, andare in moto e, soprattutto, stare con i miei amici a parlare, a cena e a giocare a carte.
Cosa non le piace?
Del libro nulla, altrimenti l’avrei cambiata (anche se sono rimasti un paio di refusi). Della vita il pressapochismo e il semso doi decadenza che da troppi anni respiriamo.
Adesso può scegliere. Immagini di dover scegliere. Per il suo libro si augurerebbe una traduzione in inglese o una trasposizione cinematografica?
Sicuramente la trasposizione cinematografica, il mio modo di scrivere è molto “visivo” e potrei aiutare il regista a scegliere le location giuste. Chissà cosa darei per vedere il film del mio libro, anche a costo di scollinare dall’ambizione alla vanità (scherzo).
Il suo pubblico ideale ha 20 50 o 70 anni? Ha un target di riferimento?
Quando scrivo non penso al lettore o alla lettrice “tipo”.
Sicuramente mi piacerebbe, come Guccini, che indirettamente interviene nel libro con le sembianze del prof. Nigucci, avere un pubblico eterogeneo.
Saluti i suoi lettori con un aforisma che parli di lei e delle sue emozioni...
Si nasce e si muore soli, ma in mezzo c’è un bel casino: direi che sia di Paolo Conte.