agosto 2010
Abbiamo il piacere di conoscere Elisabetta
Morandi, autrice di “Paolino e lo stagno”. Anzitutto, cosa La porta a
scrivere?
Stavo attraversando un momento
di vita emotivamente
impegnativo, quando
improvvisamente mi si è
affacciata alla mente la storia
del pesciolino rosso. Ho
cominciato a scrivere per
distrarmi, un po’ per caso,
ammesso che “il caso” esista.
Una specie di auto-terapia, che
mi ha permesso di scoprire un
lato di me che non conoscevo
ancora.
Da cosa nasce “Paolino e lo stagno” e quanto tempo
ha impiegato a completarlo?
Paolino, con il suo acquario e
con il perenne desiderio di
qualcosa di più grande,
rappresenta una delle tante
metafore per illustrare che
spesso apprezziamo quello che
abbiamo, solo dopo essercelo
lasciato alle spalle.
È la continua ricerca della
felicità e l’illusione di
trovarla in un mondo diverso da
quello che ci circonda. Con
questo non voglio suggerire che
bisogna sapersi accontentare
senza chiedere di più – sarebbe
ipocrita e sono la prima a non
farlo. Dico piuttosto che la
vita è fatta di innumerevoli
attimi di gioia, a volte così
sfuggenti che rischiamo di
perderli se non viviamo il
momento consapevolmente. La
capacità di rimanere ancorati
nel presente, di viverlo,
indipendentemente da quello che
c’era ieri o da quello che sarà
domani, è una qualità che molti
di noi hanno perso.
Ho scritto “Paolino e lo stagno”
tra Natale e Capodanno del 2009
e quel pesciolino è stato il mio
“salvagente”.
Qual’è, a Suo avviso, il potenziale della favola
come genere letterario?
Le favole sono un meraviglioso
veicolo per stimolare la
fantasia, per trasmettere valori
con leggerezza, quasi giocando.
Sono carezze per l’anima. Non
solo per quella dei bambini,
anche se loro, forse, ne hanno
più bisogno.
I protagonisti dei miei racconti si confrontano con se stessi, le loro costrizioni, paure, desideri e sogni, piuttosto che con mostri o pericoli che vengono dal mondo esterno. Strada facendo imparano che è legittimo aspirare alle stelle, e difendere i propri ideali anche se a volte è necessario aggiustare il tiro. Scoprono che nessuno deve accettare a priori un “non è possibile” e che tutti hanno un potenziale enorme a disposizione, se sanno accettarsi per quello che sono.
La felicità non è in una realtà diversa da quella in
cui viviamo! Questo dovrebbero
apprenderlo soprattutto i
“grandi”, spesso disillusi.
Come?
Credo che la parola magica sia
“responsabilità”.
Ci siamo abituati a cedere ad
altri la responsabilità di
renderci felici.
È comodo, è facile e meno
doloroso che guardarsi allo
specchio ed ammettere che la
causa della nostra
insoddisfazione o infelicità, è
in noi.
Nell’ultima favola che ho scritto una delle figure principali, dice al suo piccolo amico che ha paura del buio: “Tu associ la notte con la paura. Ma la notte è fatta soprattutto di segreti non svelati, di profumi caldi, di magia, di mistero, di sogni. Puoi vestire la notte di fantasia o di paura. Sarai tu a decidere come vorrai vederla. Per te potrà essere un sogno od un incubo. Lei è sempre la stessa”. Si potrebbe dire lo stesso della felicità. Spesso basta semplicemente l’intenzione di essere felici, per esserlo davvero.
Com’è nel privato Elisabetta Morandi?
Sono libera professionista, più
precisamente consulente nel
settore dell’ Auto. È
un’attività molto internazionale
in un ambiente spesso difficile
anche se interessante. Amo i
gatti, la musica, la lettura,
immergermi in culture diverse …
Cucino con passione perché è
un’arte che coinvolge tutti i
sensi e per me è anche una forma
di meditazione attiva.
Cosa La fa arrabbiare e cosa sorridere?
Quasi niente e quasi tutto.
Considero l’arrabbiarmi uno
spreco di energia che cerco di
evitare e ci riesco
ragionevolmente bene. In quanto
al sorridere, ho scoperto che la
vita è più facile da vivere, se
la prendo un po’ in giro.
Qualcosa che ha imparato a fatica e che adesso può
insegnarci?
Che l’esperienza degli altri
raramente insegna.
Cosa Le hanno detto le persone che La conoscono,
quando hanno saputo di Lei come
autrice?
Le reazioni sono state
generalmente positive (qualcuno
aveva già detto da tempo, che le
mie lettere sono troppo belle
per rimanere inedite). Credo
però che nessuno si aspettasse
le favole.
Darà ancora spazio con altre pubblicazioni alla Sua
fantasia e sensibilità? Magari
anche provando a cimentarsi in
altri generi di scrittura?
Ho due favole pronte, che
aspettano solo le illustrazioni
e in un caso anche il benestare
dell’Editore. Spero di poterle
pubblicare prima dell’inverno.
Poi ci sono due progetti che mi
stuzzicano. Un romanzo e un … ma
ve lo dirò a tempo debito. È
ancora troppo presto per
parlarne.






