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Intervista a Giovanni Blandina

 
L'Autore   Il suo libro

 

 

maggio 2009

Giovanni Blandina, questo è il mio nome, e vivo con l’ossessione di migliorare me stesso. Ogni giorno sempre più, ogni giorno alla ricerca del mio traguardo, che, una volta avvicinatosi, pazzamente si trasforma in punto di partenza. Ho scritto il mio primo libro un anno e mezzo fa, per fare un regalo, ma altrettanto sicuramente per gioco. Non so il motivo per il quale, però, la cosa mi sia piaciuta al punto da scrivere ancora, e il risultato è proprio questo libro che tieni tra le mani. La voglia di raggiungere il successo c’entra poco, ma il desiderio che tu ti ricordi per sempre di me forse è il motivo principale che mi ha spinto a continuare.

Oggi parliamo con Giovanni Blandina, autore del romanzo “Io. Una lacrima di gioia”. In questo romanzo l’Autore narra una storia d’amore e di vita raccontata da un particolare punto di vista.
Sig. Blandina, come nasce il suo libro? C'è un momento preciso in cui può dire, per esempio, “ecco il mio libro nasce in occasione…”.

L’idea del mio nuovo libro nasce da un quesito che mi posi lo scorso anno. La domanda cui cercai una risposta era “Che cos’è una lacrima?”. La mia risposta, o meglio quello che vorrei fosse la vera risposta, è nelle pagine del mio libro in cui ho cercato di rendere protagonista una cosa a cui noi, forse, non diamo sempre il valore che merita.

Da cosa nasce la sua passione per la scrittura?
Tutto è avvenuto per pura casualità e altrettanto improvvisamente. Avevo scoperto da pochi anni la passione per la lettura, ma l’idea di scrivere non mi aveva mai sfiorato. Poi quasi tre anni fa nacque mio nipote e decisi di fargli un regalo speciale. Quel regalo fu “L’errore della Bellezza”, il mio primo romanzo. Tutto doveva finire con quel regalo, tanto che mentre lo scrivevo a chi mi domandasse qualcosa, rispondevo che non avrei continuato.

Il libro è stato scritto tutto di getto o è il risultato di un lungo lavoro di stesure e ripensamenti?
L’idea di scrivere questa storia nacque sull’aereo di ritorno dalla presentazione del primo libro a Minervino di Lecce. Le riflessioni su cosa scrivere e quali concetti proporre sono durate una settimana, trascorsa la quale mi misi sulla tastiera per scrivere la prima riga e non smisi fino a ottobre quando scrissi l’ultima. Tutto di un solo fiato. La storia che stavo scrivendo mi appassionò molto, e non vedevo l’ora di terminarla per poter rileggere il libro tutto d’un fiato. Riuscii persino a rinunciare alle vacanze ad Agosto per potermi dedicare completamente al libro. Non appena scrissi le parole “The end” telefonai la mia ragazza per leggerle la parte conclusiva. Lei al telefono si commosse. Quando riattaccai, pensai che ero riuscito a centrare l’obiettivo che mi ero prefissato. Non poteva esserci titolo migliore per questo libro.

Ha pubblicato un libro di narrativa, un genere importante, difficile, ha qualche modello? Quando scrive si ispira a qualche Autore?

Io non sono una persona che ha un grosso bagaglio letterario, ma ammiro le persone che dal nulla riescono a creare qualcosa. A prescindere da cosa facciano.
Un esempio su tutti, lontano dalla letteratura, è Enzo Ferrari o Gian Carlo Minardi. Uomini che sono diventati mito per inseguire un sogno. Nella letteratura sono rimasto affascinato dal trasformismo di Giorgio Faletti. Una persona camaleontica che affronta con successo i ruoli di comico, attore, cantante e scrittore, non può che essere considerato un genio, a prescindere se i suoi libri possano piacere o no. Questo mio modo di osservare mi porta più a ispirarmi alle persone come approccio alla vita, che non come modo di scrivere. Questo mi spinge a dire che quando scrivo, non seguo nessun modello. Quando mi metto alla tastiera del mio PC le dita corrono sole, come se fossi catapultato in un mondo completamente differente dal mio, con l’unico desiderio di poter lasciare qualcosa a chi legge i miei testi. Tutto questo mi stimola a migliorare e spero di riuscire, un giorno, ad avere una mia unicità nello scrivere. Sarebbe un sogno, e un grosso traguardo, se i lettori riconoscessero un mio libro dal mio modo di scrivere e non perché leggono il mio nome sulla copertina.

Se dovesse definire un argomento dominante nella Sua opera, quale messaggio i suoi lettori dovrebbero cogliere?
L’argomento dominante del mio libro è l’emozione. Ho sempre vissuto in modo istintivo, gettandomi a capofitto su qualunque opportunità la vita mi mettesse a disposizione. Non dico che questo sia il modo migliore, anzi, spesso mi ha portato a fare errori e mi ha costretto a leccare dolorose ferite, ma posso veramente dire che della mia vita, io non mi sono perso un solo minuto. L’ho vissuta tutta e di sano gusto, e mai sono andato a letto una notte pensando “se solo lo avessi fatto…” E’ questo che vorrei far arrivare ai miei lettori. Non rinunciare a nulla, non abbandonare nessuna idea, vorrei che credessero che i sogni esistono per cercare di realizzarli e che quando si sbaglia si può porre rimedio o poterne trarre un insegnamento.

Il suo libro è legato ad un'importante iniziativa del Gruppo Fratres – Donatori di sangue. Come è nata questa collaborazione? Ce ne vuole parlare?
L’iniziativa “Una goccia di gioia” è una cosa di cui vado molto fiero e credo che rappresenti uno dei progetti più importanti che ho realizzato nella mia vita. Quando ero in procinto di pubblicare il mio primo libro decisi di regalare uno spazio della copertina a qualche associazione, per riuscire a trasmettere un messaggio importante insieme al mio libro. Gli eventi e la fortuna, mi hanno portato a conoscere la Fratres donatori di sangue, che ha accettato con entusiasmo questa mia idea. Non mi fermai. Non ero ancora soddisfatto, proprio perché istintivamente vedo ogni traguardo come punto di partenza. Avevo scritto il mio primo libro, lo avevo legato a una delle quattro più grandi associazioni per la donazione del sangue, ma mi mancava ancora qualcosa. Serviva una persona che appoggiasse la nostra iniziativa per dar ancora più risalto all’operazione. Così scrissi decine di mail, più una: l’ultima, quella dettata dalla mia passione per i motori. Alle mie mail non ricevetti nessuna risposta, tranne una. Proprio quella su cui non avevo riposto neanche una speranza e la ricevetti dopo solo due ore dall’invio. Era il grande Gian Carlo Minardi, che dopo venti giorni circa divenne il padrino della mia prima iniziativa. Con il mio secondo libro volevo migliorare quanto fatto con il primo. I rapporti con Fratres e Minardi si sono consolidati ed è nata l’iniziativa “Una goccia… di gioia”. Lo scopo è trasmettere attraverso la letteratura e attraverso lo sport motoristico, l’importante messaggio di sensibilizzazione della donazione del sangue. Un grosso logo rosso, identifica la mia pazza idea e la pazzia di persone che hanno accettato con entusiasmo questa mia strana idea. Incredibile è stato, durante la prima gara del campionato di Formula3, essere ospite del Team Minardi by Corbetta competizioni, e vedere sulle loro auto il logo rosso della nostra iniziativa. Non potete immaginare quali grossi regali mi ha già fatto questo secondo libro. Oltre a sentirmi orgoglioso per l’iniziativa in se, mi ha fatto stringere la mano ad uno dei personaggi che più ammiro nel mondo dello sport. Questo per me è già un successo e non smetterò mai di ringraziare la Fratres e il Dott. Minardi per aver creduto in me.

Parliamo un po' di lei. Chi è Giovanni Blandina? Di cosa si occupa?
Giovanni Blandina è una persona che è sempre positiva, allegra e con tanta voglia di scherzare e di vivere. Questo non significa che sia esente da difetti, anzi, testardaggine e incapacità di vedere sfumature oltre al bianco e il nero, rappresenta uno dei miei più grossi limiti.
Mi ritengo una persona generosa e non amo le pugnalate alle spalle. Quello che sicuramente non mi manca, è l’entusiasmo e lo spirito positivo nell’affrontare la giornata non appena apro gli occhi la mattina. Sicuramente la mia più grande paura è quella di invecchiare. Sarà per questo motivo che non riesco mai a stare fermo. Forse perché un giorno non avrò più la forza e la voglia di essere sempre in movimento per cercare di realizzare sogni che mi frullano per la testa.

A cosa non potrebbe mai rinunciare?
Ci sono moltissime cose a cui non riuscirei a rinunciare, a partire dalle cose materiali: internet che per me rappresenta una incredibile conquista, la musica, la mia moto, che rappresenta il mio spirito e mi permette, quando metto il casco, di sentirmi libero e fuori da tutto, fino ad arrivare alle cose sciocche come ad esempio le polpette che prepara mia mamma.
Ma se dovessi dare una risposta più seria a questa domanda credo semplicemente che oggi, dopo tanti sacrifici e dopo tanto lavoro, non potrei rinunciare alla mia vita e a tutto quello che la circonda. Vorrei poter riuscire a fare una fotografia in questo momento, per non correre il rischio un giorno che qualcosa cambi e naturalmente parlo di affetti, famiglia, salute e amici.

Esprime la sua creatività in altri modi o la concentra solo nella scrittura?
La letteratura è solo uno dei miei ultimi strumenti di svago. Da piccolo giocavo a tennis, poi crescendo iniziai a sporcarmi le mani di grasso con il mio primo motorino, tante notti passate in garage a sistemare o elaborare tutti i motorini del vicinato. A sedici anni arrivò la mia prima moto, acquistata con i soldi del lavoro pomeridiano del doposcuola. Passione che interruppi dopo quatto anni, materialmente ma che non smise mai di essere viva dentro di me. L’impiego del mio poco tempo libero si era spostato verso la costruzione di impianti audio per auto. Poi a ventuno anni, incominciai a viaggiare per lavoro, e il tempo a disposizione divenne veramente poco. Fu così che scoprii la lettura. Sugli aerei, sui taxy e negli alberghi ero sempre con un libro in mano. Pochi anni fa mi appassionai di modellismo dinamico e passavo tutte le notti su modelli di auto e moto a scoppio. Interruppi per incominciare a scrivere il mio primo libro. Lo scorso anno, la voglia di andare in moto divenne incontrollabile e con un po’ di sacrifici sono ritornato ad essere un motociclista di una rossa Ducati.
Nella vita professionale incominciai a lavorare a quindici anni, come fabbro, nel doposcuola. Quando finii il militare (uno degli anni più belli della mia vita), fui assunto alla Urmet tlc. Incominciò la mia avventura nel mondo delle telecomunicazioni. Mi occupavo di processi di collaudo e di progettare attrezzature di test. Rimasi per otto anni, durante i quali sono cresciuto moltissimo sia professionalmente che, grazie ai miei colleghi, umanamente.
La voglia di cambiare o la paura di sedimentare, ma sicuramente la voglia di rimettermi nuovamente in gioco mi fece cambiare lavoro pochi mesi fa e attualmente tramite la Sky Tecnology lavoro in Magneti Marelli settore elettronica con il ruolo di Methodology designer.
Nella vita notturna tantissimi amici, tantissime uscite, tantissimi locali, fino a quando crescendo, la mia mano ha abbandonato il bicchiere di coca e rum, per afferrare le forbici da giardiniere della mia casa che ho con la mia meravigliosa ragazza che mi affianca sempre nelle mie pazze idee.

 

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