Agosto 2010
Abbiamo il piacere di conoscere Pietro Gambino,
autore de “La rinascita dei
sogni”. Anzitutto, perché questo
titolo?
Il titolo originale che avevo
pensato per questo libro era “La
Morte della Tragedia”, in quanto
volevo qualcosa di forte e senza
mezzi termini per definire la
fine di una condizione
opprimente per l’uomo, la fine
della sua tragedia. La tragedia
è quella che egli vive al giorno
d’oggi, immerso nella
solitudine, senza più valori o
ideali da seguire. Il titolo è
poi mutato in “La Rinascita dei
Sogni”, perché quello precedente
suonava comunque troppo buio e
in un certo senso “pesante”. La
tragedia finisce nel momento in
cui l’uomo ritrova la sua
capacità di sognare. Dunque “La
Rinascita dei Sogni” mi appariva
come un titolo sempre
pertinente, ma più colorato e
leggero, come è il cielo.
“Questa non è una raccolta di poesie. Questa è una
storia”. Che intende con questa
precisazione?
Tutte le poesie, dall’inizio
alla fine, sono collegate da un
filo logico, una trama; in
principio infatti la visione che
si ha del mondo è quella di un
luogo dove non esiste più la
Libertà, e con essa il concetto
di Uomo e, dunque, neppure una
ragione per cui il mondo stesso
debba esistere. Ma, con il
progredire di questa trama,
anche la visione di cui è preda
il lettore va rischiarandosi e
ampliandosi, fino a rendersi
finalmente conto che attorno a
lui c’è comunque ancora qualcosa
di buono. Il problema è che
pochi possiedono questo dono;
questi occhi da sognatore.
“Quando si è in tanti a commettere lo stesso errore,
questo assume minore importanza,
tanto da sentirci giustificati”.
Come sgretolare l’ipocrisia?
Semplicemente aprendo, anzi
spalancando gli occhi e la
mente. È facile se ci si prova;
basta solo esserne convinti. Il
problema al giorno d’oggi è che
questa convinzione non va mai
d’accordo con gli interessi
nostri o della società. A questo
proposito ad aprire il libro vi
è una poesia ricavata dalla
traduzione di una famosa canzone
di John Lennon, “Working Class
Hero”. In questo senso una forte
accusa viene rivolta, prima che
all’uomo, alla società in cui
egli vive, che raramente stimola
i talenti o l’amore per le arti
nei suoi cittadini, ritenendo
inutile tutto ciò che non ha
nulla a che fare con la propria
sussistenza.
L’uomo lontano da se stesso e dalla natura giungerà
però a ritrovarsi grazie
all’incontenibilità di
sentimenti ed emozioni. Un
finale, questo, che spera o in
cui crede?
È, quello del libro un percorso
che ognuno deve vivere
singolarmente e dal quale ognuno
deve trarre le proprie
conclusioni. Dal mio punto di
vista e dalla mia esperienza, i
sentimenti, ma soprattutto i
sogni sono qualcosa in cui credo
fermamente. La realtà deve molto
ai sogni.
Se dovesse selezionare solo una poesia per rappresentare il Suo libro, quale sceglierebbe?Probabilmente sarebbe “Il Cigno”. Si trova nella parte finale del libro, e, leggendola, ritrovo in essa la maggior parte delle mie idee e convinzioni, espresse come in una sorta di riflessione. Riassume efficacemente il contenuto del libro.
Cos’hanno detto Le persone che La conoscono quando
hanno saputo di Lei come autore?
Varie persone esprimono vari
giudizi. Alcuni addirittura
dicono una cosa e ne pensano
un’altra. Ma in generale la
notizia è stata accolta con
felicità e soddisfazione.
Diventando scrittore ha realizzato un sogno. Un
esordio a cui darà seguito?
Spero proprio di si. Le idee che
ho sono molte, soprattutto per
generi diversi dalla poesia. Non
so che sarà del mio futuro, ma
conosco i miei interessi e le
mie passioni; e la mia voglia di
rendere tutto ciò una presenza
costante nella mia vita.






