Intervista a Pietro Gambino

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Il suo libro

La rinascita dei sogni

Questa non è una raccolta di poesie. Questa è una storia; con una sua trama, la vita, e un suo protagonista, l’uomo. C’è infatti un filo logico che lega l’inizio e la fine di questo libro, un intreccio che viene dettato da una continua evoluzione e rivoluzione interiore. È uno sguardo che spazia sul mondo, osservandolo come un luogo in cui l’uomo va perdendosi tra i vizi e le mondanità dimenticando quei valori e quelle caratteristiche che lo rendono effettivamente “uomo”.

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02/08/2010

Abbiamo il piacere di conoscere Pietro Gambino, autore de “La rinascita dei sogni”. Anzitutto, perché questo titolo?
Il titolo originale che avevo pensato per questo libro era “La Morte della Tragedia”, in quanto volevo qualcosa di forte e senza mezzi termini per definire la fine di una condizione opprimente per l’uomo, la fine della sua tragedia. La tragedia è quella che egli vive al giorno d’oggi, immerso nella solitudine, senza più valori o ideali da seguire. Il titolo è poi mutato in “La Rinascita dei Sogni”, perché quello precedente suonava comunque troppo buio e in un certo senso “pesante”. La tragedia finisce nel momento in cui l’uomo ritrova la sua capacità di sognare. Dunque “La Rinascita dei Sogni” mi appariva come un titolo sempre pertinente, ma più colorato e leggero, come è il cielo.
“Questa non è una raccolta di poesie. Questa è una storia”. Che intende con questa precisazione?
Tutte le poesie, dall’inizio alla fine, sono collegate da un filo logico, una trama; in principio infatti la visione che si ha del mondo è quella di un luogo dove non esiste più la Libertà, e con essa il concetto di Uomo e, dunque, neppure una ragione per cui il mondo stesso debba esistere. Ma, con il progredire di questa trama, anche la visione di cui è preda il lettore va rischiarandosi e ampliandosi, fino a rendersi finalmente conto che attorno a lui c’è comunque ancora qualcosa di buono. Il problema è che pochi possiedono questo dono; questi occhi da sognatore.
“Quando si è in tanti a commettere lo stesso errore, questo assume minore importanza, tanto da sentirci giustificati”. Come sgretolare l’ipocrisia?
Semplicemente aprendo, anzi spalancando gli occhi e la mente. È facile se ci si prova; basta solo esserne convinti. Il problema al giorno d’oggi è che questa convinzione non va mai d’accordo con gli interessi nostri o della società. A questo proposito ad aprire il libro vi è una poesia ricavata dalla traduzione di una famosa canzone di John Lennon, “Working Class Hero”. In questo senso una forte accusa viene rivolta, prima che all’uomo, alla società in cui egli vive, che raramente stimola i talenti o l’amore per le arti nei suoi cittadini, ritenendo inutile tutto ciò che non ha nulla a che fare con la propria sussistenza.
L’uomo lontano da se stesso e dalla natura giungerà però a ritrovarsi grazie all’incontenibilità di sentimenti ed emozioni. Un finale, questo, che spera o in cui crede?
È, quello del libro un percorso che ognuno deve vivere singolarmente e dal quale ognuno deve trarre le proprie conclusioni. Dal mio punto di vista e dalla mia esperienza, i sentimenti, ma soprattutto i sogni sono qualcosa in cui credo fermamente. La realtà deve molto ai sogni.
Se dovesse selezionare solo una poesia per rappresentare il Suo libro, quale sceglierebbe?
Probabilmente sarebbe “Il Cigno”. Si trova nella parte finale del libro, e, leggendola, ritrovo in essa la maggior parte delle mie idee e convinzioni, espresse come in una sorta di riflessione. Riassume efficacemente il contenuto del libro.
Cos’hanno detto Le persone che La conoscono quando hanno saputo di Lei come autore?
Varie persone esprimono vari giudizi. Alcuni addirittura dicono una cosa e ne pensano un’altra. Ma in generale la notizia è stata accolta con felicità e soddisfazione.
Diventando scrittore ha realizzato un sogno. Un esordio a cui darà seguito?
Spero proprio di si. Le idee che ho sono molte, soprattutto per generi diversi dalla poesia. Non so che sarà del mio futuro, ma conosco i miei interessi e le mie passioni; e la mia voglia di rendere tutto ciò una presenza costante nella mia vita.