Intervista a Simone Ceccarelli

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Il suo libro

Le parole e il gesto inaspettato

Saggio filosofico

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19/01/2015

Simone Ceccarelli è nato nella cittadina di Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, il 21 settembre 1983. Nel 2003 viene sedotto e coinvolto appassionatamente dalle teorie e dagli insegnamenti di Freud, tant’è che emerge dal suo profondo interiore una passione irresistibile verso la psicanalisi. Decide di approfondire i suoi studi. Pochi mesi più tardi inizia il percorso di un’analisi, e durante questa esperienza ripercorre nuovamente frammenti del proprio passato, viene attraversato dal dolore e dall’angoscia che lo spingono a scrivere memorie. Viene a contatto con l’Altro. La scrittura lo coinvolge e lo trascina sempre più verso orizzonti inimmaginabili. Scrive per estrarre i dolori dal suo essere. Nel novembre 2013 pubblica il libro “La parola silenziosa”.
Oggi incontriamo Simone Ceccarelli, autore del libro 'Le parole e il gesto inaspettato'.

Qual è stata la scintilla che l’ha condotta a scrivere questo libro?
Fù la psicanalisi a portarmi nelle vicinanze della scrittura. L'analisi è stata per me esperienza e formazione umana. Durante quella sperimentazione di me stesso ripercorsi nuovamente alcuni tratti della mia storia, entrai nuovamente in contatto con le mie frustrazioni, con le mie pulsioni distruttrici e venni attraversato dalla sofferenza e dall'angoscia le quali mi condussero a scrivere pensieri e reminiscenze. Era una scrittura prettamente intima che mi consentiva di esprimere la mia dolenza e di narrarla fluidamente su fogli bianchi. Dopo anni ho deciso di rielaborare quelle scritture dando origine a un vero e proprio libro. Le parole e il gesto inaspettato.
Ci vuole dire perché questo titolo?
Concentriamoci prima sulla seconda parte del titolo. Il gesto inaspettato si riferisce all'azione imprevista che commise mio padre quando ero tredicenne. Si tolse la vita. Da quel momento la mia esistenza si mutò assieme ai miei pensieri, ai miei concetti, alle mie riflessioni e alle mie parole. Le parole, l’altra parte del titolo, sono coloro le quali compongono l’esistenza umana e medicalizzano il dolore, psichico ovviamente, nelle profondità dell‘uomo. All'interno di quest’opera la parola sarà guaritrice e salvatrice perché essa ci guiderà dinanzi al segreto per affrontare e superare quel dolore angoscioso. Che cosa sarebbe l’essere umano senza le parole?
Quanto tempo ha impiegato per concluderlo?
Per concludere questo libro ho impiegato circa otto mesi. Al termine della scrittura è sempre esso stesso, cioè il libro, a decidere quando e perché finirsi. Lo scrittore si limita soltanto a mettere il punto. La conclusione di un opera è sempre la più complicata. Almeno per me. Ogni volta che giungo nelle vicinanze della fine di un opera vengo sempre posto davanti a una domanda: sei sicuro che sia la fine?
Da dove trae ispirazione?

La mia ispirazione spesso la trovo nella mia solitudine, nelle mie mancanze, nelle voci incessanti che cantano all'interno della mia mente, durante i miei viaggi e nei sogni. Sovente mi capita di svegliarmi in piena notte, di alzarmi dal letto e di recarmi al computer dove inizio a comporre parole. Nella notte, mentre il silenzio avvolge il fuori, riesco a giungere a narrazioni e a scritture straordinarie.
Tra i suoi progetti c’è anche quello di proseguire la sua carriera di autore?
Non saprei dare una risposta certa. Forse si o forse no. Il mio pensiero è quello di non bloccare mai la scrittura. Dipenderà esclusivamente dalle parole, e se esse vorranno farsi narrare e comporre nel tempo che verrà.
Riserviamo l’ultima parte dell’intervista a domande personali. Conosciamo meglio l’autore, ci racconti, di cosa si occupa? Si vuole raccontare e vuole raccontarci il suo mondo privato?
All'interno di quest‘ultimo libro ho lasciato che le parole raccontassero di me. Per quanto mi riguarda non è importante la vita intima e privata di uno scrittore, o scrittrice, ma lo sono le sue opere nelle quali, ogni scrittore, lascia trasparire sempre qualcosa di privato.
Come esprime la sua creatività? Concentra la sua creatività nella scrittura o usa altre forme espressive?
Il mio scrivere deriva, innanzitutto, direttamente dal mio istinto, dalla mia intima spontaneità, dal mio globo interiore. Attraverso le parole scritturate ritrovo me stesso. Penso e credo che la scrittura sia nascosta e depositata all'interno di ognuno di noi. Bisogna soltanto riuscire a tirarla fuori.
C’è un motto, una frase o un aforisma che potrebbe caratterizzarla?
Maurice Blanchot: Si deve dire tutto. La prima libertà è la libertà di dire tutto.
Cosa le piace?
Adoro l’arte e la musica. Scrivere, leggere e fare filosofia sull'esistenza umana iniziando proprio dalla mia. Perché conoscere sé stessi equivale a saper conoscere gli altri.
Cosa non le piace?
Le persone che sentenziano con giudizi impropri le altre. L’ignoranza dell’essere umano e la troppa importanza che viene data all'immagine e al consumismo oggettivo. Purtroppo viene trascurato, in questa società, l’aspetto umano e soggettivo delle persone.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi 3 anni?
Indubbiamente Lo spazio letterario di Maurice Blanchot.
Nella sua vita cosa reputa fondamentale?
La libertà di essere un uomo libero. Non baratterei mai la mia libertà per soldi!